Dieta casalinga per cani e gatti, la soluzione alimentare sana e naturale

LINEE GUIDA E RICETTE PER UNA ALIMENTAZIONE CASALINGA NATURALE SANA ED EQUILIBRATA PER CANI E GATTI

In una vecchia pubblicità, in mezzo al traffico di Milano Ernesto Calindri si beveva un Cynar e diceva “contro la frenesia della vita moderna”….

E’ vero abbiamo tempi serrati  tuttavia dobbiamo fermarci ogni tanto e pensare alla salute nostra e dei nostri compagni di vita. Particolare attenzione, vale per noi quanto per loro, va posta nei confronti del regime alimentare che intendiamo adottare.  Da  convinta sostenitrice dell’alimentazione casalinga e delle diete “casalinghe” per cani e gatti, preparo diete formulate Ad Hoc per i miei pazienti.

Metiamoci ai fornelli: cucina casalinga per cani e gatti

Tabella dei Contenuti

 

I motivi per cui di solito si sceglie una dieta casalinga si basano sulle più o meno fondate convinzioni che seguono: 

  • maggiore fiducia nelle materie prime scelte da noi stessi.
  • sospetto che l’industria mangimistica abbia a cuore più l’interesse economico che non il benessere animale.
  •  convinzione che la dieta casalinga equivale ad una alimentazione più sana e naturale.
  • avversione all’uso di sostanze additivanti come coloranti, conservanti emulsionanti ed altre, che abbondano nei mangimi commerciali. 
  •  convinzione che con una dieta casalinga si risparmi. 
  •  desiderio di ricorrere ad ingredienti naturali, semplici e genuini. 
  •  desiderio di rafforzare il legame affettivo col proprio animale.  

Questo tipo di orientamento, condivisibile, può nascondere comunque delle insidie, in particolare quando si conti di alimentare il proprio cane/gatto esclusivamente con diete preparate da noi. In tal caso è importante partire da una ricetta ben concepita, stilata da un Medico Veterinario in grado di “cucire addosso” al nostro animale una dieta che si adatti perfettamente alle sue peculiarità fisiologiche e necessità. Ciò detto, se partiamo col piede giusto allora l’adozione di un regime alimentare casalingo potrà rivelarsi una scelta vincente in grado di esprimere al massimo le sue indiscusse potenzialità. 

Ingredienti nella ricetta 

Le quantità dei vari alimenti, come appaiono nella ricetta, sono basate su valori medi. L’unicità del vostro cane o gatto può rendere le sue esigenze alimentari tali da scostarsi dai valori medi calcolati. Ad esempio, due cani della stessa razza età sesso e peso possono avere esigenze caloriche diverse perché uno è attivissimo mentre l’altro è un pigrone. Inoltre, riferendoci alle materie prime impiegate, stimiamo i loro valori nutritivi medi, perché la composizione varia da una zona produttiva all’altra. Un riso bianco coltivato nel Vercellese, ad esempio,  non ha la stessa esatta  composizione dello stesso tipo di riso coltivato in Thailandia. Così come uno stesso vitigno coltivato al sud dove c’è più sole, produrrà mediamente uva  più zuccherina, rispetto allo stesso vitigno coltivato al nord.

Per questi motivi è bene quindi prevedere un certo periodo di assestamento dopo l’adozione di una nuova dieta in modo da poterne calibrare al meglio la quantità al fine di fornire un corretto apporto calorico.  Stilate pertanto un diario in cui riporterete il peso dell’animale: una pesata settimanale è sufficiente a consentirvi di aumentare o diminuire la quantità giornaliera  di cibo in toto, o di sue componenti, da somministrare.

Una ricetta equilibrata deve contenere nelle giuste proporzioni e nelle giuste quantità i cinque gruppi di principi nutritivi: 

  1. proteine  principalmente di origine animale, per via degli aminoacidi essenziali
  2. carboidrati che, magari, forniscano anche fibra (per esempio cereali cotti) per fornire il giusto apporto calorico
  3. grassi
  4. sali minerali ( pensiamo al calcio, importantissimo in particolare durante la crescita, gestazione e lattazione)
  5. vitamine e microelementi.

 

Regimi alimentari particolari

 

Dieta BARF

Negli ultimi anni ha preso piede una nuova tendenza alimentare che ricorre all’uso esclusivo di alimenti crudi (BARF=Biologicaly appropriated raw food). Chi l’ha formulata ritiene sia superiore alle diete tradizionali perché  più simile all’alimentazione dell’animale in natura. Questo tipo di approccio all’alimentazione di un animale domestico non mi trova affatto concorde per almeno 2 motivi:

A. non possiamo valutare lo stato sanitario delle materie prime.  Mi riferisco in particolare alle carni ed a eventuali contaminazioni batteriche, virali, parassitarie, che possono ripercuotersi sia  sulla salute dell’animale che su quella del proprietario. Nonostante i controlli effettuati dalle autorità sanitarie, carni crude, pesce e uova, possono ugualmente veicolare agenti patogeni pericolosi  come Toxoplasma, Salmonelle, Coli patogeni, Virus, Parassiti (tanto per fare un esempio, il pesce può veicolare l’Anisakis parassita responsabile di sintomi davvero gravi sia nell’uomo che nel cane). E’ tassativo pertanto sottoporre queste ed altre materie prime ad un processo di sanificazione mediante adeguata cottura ( per debellare il parassita del pesce occorre che la temperatura raggiunga almeno i 60 gradi al centro del pezzo di muscolo in cottura e venga applicata per qualche minuto).

B. E’ vero che il cane ed il gatto in natura si nutrono di alimenti crudi anche se spesso inquinati da patogeni. Questa continua sollecitazione ambientale fa sì che a volte acquisiscano col tempo la cosiddetta “immunità da strada” che li protegge da un epilogo che magari per il nostro “re del divano” risulterebbe fatale. Per esperienza clinica e personale vi posso assicurare che le tossinfezioni alimentari ad esito mortale sono un’evenienza tutt’altro che teorica. 

Per ovviare ai rischi sanitari di cui sopra, carne uova e pesce debbono essere tassativamente cotte a 75°C per 8-10 minuti. La cottura, tra le altre cose, ha anche altre funzioni importanti:  aumenta la digeribilità di alcuni principi alimentari e neutralizza delle sostanze presenti in alcuni alimenti crudi che hanno attività per esempio anti vitaminica o anti enzimatica. Il pesce crudo contiene una tiaminasi, termosensibile, enzima che distrugge la vitamina B1; nell’albume crudo, d’altro canto, è invece contenuta una sostanza detta “avidina” che distrugge la biotina (vitamina H).

Regime vegetariano e vegano

Altra corrente di pensiero (estrema) per l’alimentazione del cane (ed addirittura del gatto, animale strettamente carnivoro) cui, per fortuna, solo alcuni fanno riferimento, è quella vegana. Il regime dietetico Vegan, non prevede assolutamente l’uso di prodotti animali e loro derivati, e si basa quindi sull’uso esclusivo di prodotti di origine vegetale. Per quanto si possano condividere buona parte delle motivazioni etico morali che le ispira, conoscendo i fabbisogni  biologici reali del cane ed in particolare del gatto, trovo sia immorale piegarli ad adottare comportamenti alimentari contro la loro natura ed incompatibili con le loro necessità fisiologiche  . Formulare una dieta casalinga bilanciata per il cane è spesso difficoltoso e le difficoltà aumentano quando si voglia optare per una dieta vegetariana, che consente l’uso almeno di derivati animali come uova e latticini. Le difficoltà diventano insormontabili quando si faccia una scelta vegana tentando di applicarla ad un carnivoro stretto, quale è il gatto.

 

Sostituzioni  agli ingredienti

Per formulare le ricette abbiamo scelto ingredienti facilmente reperibili, a basso costo e non strettamente stagionali. Eventuali variazioni nelle componenti sono certamente possibili ma prevedono un ricalcolo della razione in toto per evitare squilibri, carenze o eccessi. 

Per le fasce di peso intermedie non riportate nella raccolta delle ricette, non si potrà, purtroppo, estrapolare con esattezza la quantità di ciascun componente applicando una proporzione lineare, perché non esiste una relazione lineare che correli necessità metaboliche e peso corporeo. Una buona approssimazione è comunque possibile facendo riferimento ad una ricetta calcolata per un peso molto vicino a quello del vostro cane o gatto. Teniamo a ricordare inoltre che le diete  riportate sono riferite a cani e gatti in perfetta salute. Stati patologici comportano infatti variazioni specifiche. Lo stesso discorso vale anche per particolari stati fisiologici  e non come gravidanza, convalescenza, sottopeso e sovrappeso. 

 

Preparazione della razione

In linea di massima si inizia con la cottura delle verdure ( se previste ) che deve essere abbastanza prolungata. In questo modo si perderà quasi completamente la quota in vitamine, che sono termolabili ma se ne manteniamo l’acqua di cottura in cui cuociamo anche i nostri cereali, conserviamo  almeno la quota minerale e gli zuccheri solubili. Le verdure  si possono variare ma bisogna escludere, cipolla e aglio che possono causare intossicazioni, e occorre limitare le quantità di cavoli, bietole e spinaci che, legando il calcio presente negli alimenti,  ne impediscono in parte l’assorbimento, A cottura quasi completata andrà aggiunta la nostra fonte di carboidrati che può essere fornita dal riso, dalla pasta, dall’orzo, dall’avena ecc. Anche i cereali andranno cotti per un tempo prolungato in modo da spezzare le lunghe catene degli amidi rendendole più digeribili. Per accelerare i tempi di cottura potete optare per la cottura in pentola a pressione. La fonte in proteine (carne, pesce) va cotta per i tempi che vi abbiamo sopra indicati, in modo da sterilizzarla ma da non alterarne le proprietà nutritive; meglio sarebbe cuocere la carne a parte per evitare la formazione di complessi fra zuccheri e proteine che diminuiscono la disponibilità di entrambi. Prima di servire il tutto si addizionerà al composto la quantità indicata dal produttore di un integratore multivitaminico minerale, che andrà a compensare le perdite subite dagli alimenti a causa del processo di cottura, e l’olio a crudo.

I diversi ingredienti devono essere miscelati a dovere per evitare che il cane o il gatto possano scegliere i bocconi  che preferiscono.

Quale integratore scegliere?

Cani e gatti hanno esigenze peculiari, e ciò impone l’uso di un integratore appositamente formulato per la specie. Alcune ditte  propongono anche delle formulazioni per cuccioli in crescita, animali adulti, animali anziani ecc. L’integratore di scelta dovrà quindi essere:

  1. formulato per la specie
  2. completo di vitamine, minerali e oligoelementi
  3. adatto alla fase di sviluppo dell’animale
  4. deve essere impiegato sempre e nelle quantità previste dal produttore

Un buon integratore completo non deve costare una fortuna. Non è detto che un prodotto più costoso sia necessariamente superiore per qualità. Gimcat , Essential (per il gatto) e Bayer Attivo, Dog Totalin o Carevit dog (per il cane) sono solo alcuni esempi di prodotti completi  disponibili sul mercato ad un costo ragionevole.

 

Frequenza di somministrazione

Fino a poco tempo fa si pensava che il cane dovesse fare un solo pasto al giorno. Questa convinzione è sbagliata. L’uso di somministrare un unico pasto a fine giornata ed al ritorno per esempio dalle battute di caccia, era legato alla necessità di conferire al pasto la valenza di un premio:” sei stato bravo guarda  che bella pappa” e di farlo viaggiare leggero. E’ ormai accertata la correlazione fra il pasto unico, la distensione acuta dello stomaco, concomitante anche ai processi fermentativi che in esso si svolgono, e la patologia nota come complesso “dilatazione torsione gastro-splenica” 

Questa è sicuramente l’evenienza più drammatica conseguente ad un malgoverno alimentare ma anche altri disturbi possono derivare da tale errata abitudine (vomito frequente per esempio). In linea di massima non ha alcun senso affamare il cane proprio nei momenti in cui dovrebbe lavorare per poi saturarlo di cibo. La regola è cibo in giusta quantità ripartito in 3-4 pasti giornalieri proprio come quello che facciamo noi. Questo vale in particolare nel cucciolo.

Nel gatto la frequenza di somministrazione ottimale è anche maggiore, in accordo col regime alimentare naturale della specie che prevede anche 9-12 spuntini giornalieri.

Conservazione

Per quanto riguarda la conservazione degli alimenti casalinghi, e quindi il rispetto di corrette norme sanitarie, c’è da dire che il mancato uso di conservanti e l’alto tenore in umidità fa sì che il cibo preparato in casa abbia una più veloce deperibilità a meno che non venga adeguatamente trattato per esempio con la refrigerazione a temperature  contenute fra gli 0 ed i 4°C, quando si intenda consumare la razione nel giro di pochi giorni (massimo 3 giorni). Quantità preparate per tempi più lunghi andranno congelate a -20°C.

Valutiamo lo stato di nutrizione col punteggio BCS

Com’è  il nostro cane/gatto?

Poter offrire al nostro cane o gatto una alimentazione casalinga di qualità e ben formulata, è sicuramente un’ottima scelta!  Prima però, di poterci tuffare con disinvoltura nel mare magnum dei vari menù dobbiamo determinare la giusta quantità di alimento da somministrare quotidianamente per soddisfare i suoi fabbisogni. 

Per prima cosa dobbiamo stimare lo stato di nutrizione  di partenza del nostro  prediletto con un metodo che valuta l’entità della sua massa grassa. Questo passo è essenziale per poter adattare al nostro cane/gatto una alimentazione casalinga che si adatti perfettamente alle sue esigenze senza eccessi o difetti calorici. Le ricette che trovate sui siti web o anche semplicemente sulla confezione  dei mangimi preconfezionati che  usate sono riferite, infatti, a cani e gatti in condizioni ideali cioè ne’ magri ne’ cicciottelli. In altre parole, la ricetta che fa al caso vostro è quella calcolata per il peso che il vostro cane o gatto avrebbero in condizioni ideali.

La valutazione che assegna un punteggio allo stato di nutrizione, detta BCS  (Body Condition Score), ci permette di distinguere fra soggetti che sono di ottimale costituzione (soggetti normopeso), da altri che sono un po’ grassottelli (sovrappeso), o cani/gatti aventi  la silohuette di un babà (obesi), cani e gatti mingherlini alla Twiggy (sottopeso),ed  infine cani e gatti fortemente sottopeso.

E’ comunque  importante che la valutazione sia corretta ed oggettiva quindi non guardate il vostro animale con “occhi da mamma” per cui “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja”.  Sottolineo la necessità di una valutazione fedele alla realtà perché buona parte dei proprietari ha la tendenza di  sottostimare l’entità  del pannicolo adiposo  che avvolge la figura del loro campione e soprattutto nega che al cane o al gatto venga dato cibo in eccesso. Frase comune è ”Mangia solo una volta al giorno” cui io rispondo che se si mangia un cinghiale a pasto come Obelix, il fatto che mangi un unico pasto non significa nulla: ciò che fa differenza è la quantità e la qualità del cibo. La conseguenza di questo atteggiamento certamente dettato da un eccesso di bene, è che sovrappeso ed  obesità  sono divenuti ormai delle vere e proprie patologie e molto diffuse.  L’obesità va considerata come una vera e propria malattia e come tale va trattata, non deve essere considerata solo una minaccia estetica alla figura del vostro cane/gatto! Essere obesi predispone a tutta una serie di patologie che possono addirittura essere letali. Cercate pertanto di essere obbiettivi nell’assegnare il giusto punteggio al vostro cane perché piccoli scostamenti dalla condizione ottimale sono più facili da correggere  ed intervenire tempestivamente è fondamentale.

Come assegnare un punteggio BCS

Per assegnare al nostro cane/gatto un giusto  “punteggio di condizione corporea” ( BCS ) dobbiamo fare 2 cose:

  1. Palpare delicatamente l’animale  in particolare sulla cassa toracica (costole) sulla vita e sulla pancia. Troverete come fare correttamente nel filmato ( qui  il link ) che è purtroppo in lingua inglese: le manovre da compiere risultano tuttavia ugualmente  chiare. Se passate delicatamente la mano sulle costole di un cane/gatto normopeso apprezzerete le ossa come se passaste la vostra mano sulle nocche dell’altra vostra mano distesa. Qualora il cane fosse sottopeso apprezzereste il costato come se passaste le dita sulle nocche della vostra mano stretta a pugno, mente se fosse cicciottello avreste la sensazione di passare le dita sulla morbidezza del vostro palmo.
  2. Confrontate ora la  silhouette di cagnetto/tigrotto,  con vista sia dall’alto che lateralmente ,con le figure dei profili  BCS che seguono.

Sono semplici operazioni che chiunque può e dovrebbe effettuare autonomamente, indipendentemente dal regime alimentare adottato, alimentazione casalinga oppure dieta industriale preconfezionata.

La tabella BCS  cui facciamo riferimento  è quella a 5 punti dove un punteggio di 3 descrive un cane/gatto normopeso cioè di costituzione ideale. Esistono però anche tabelle BCS  più dettagliate, che considerano 9 punti.

Le figure di riferimento e le caratteristiche salienti  delle 5 classi  BCS sono come segue:

Punteggio BCS 1 : cane fortemente sottopeso

Cane denutrito

 

 

Cane denutrito

Coste, vertebre lombari, ossa del bacino e tutte le prominenze ossee sono

visibili a distanza. IL grasso corporeo non è distinguibile e si ha evidente perdita anche di massa muscolare.

Punteggio BCS 2 : cane sottopeso

Cane sottopeso

Cane sottopeso

Le coste sono facilmente palpabili. Le sommità delle vertebre lombari sono visibili. Le ossa del bacino sono prominenti. La vita è evidente.

Punteggio BCS 3: cane normopeso in condizione ottimale

Cane normopeso

Cane normopeso

Coste palpabili senza eccessivo rivestimento di grasso. Vita osservabile dietro le coste dall’alto. Piega addominale presente. La visione dorsale del cane ricorda la forma di un calice .La vista laterale mette in evidenza che l’addome è più in alto rispetto allo sterno.

Punteggio BCS 4 : cane sovrappeso

Cane sovrappeso

Cane sovrappeso

Coste difficilmente palpabili per l’interposizione di uno spesso strato di grasso. Depositi di grasso sono visibili sulla regione lombare e alla base della coda.

La vita è assente oppure risulta  scarsamente visibile. Può essere presente la piega

addominale. (linea addome sterno livellata).

Punteggio BCS 5 : cane obeso

Cane obeso

Cane obeso

Massiccio deposito di grasso su torace, colonna vertebrale e base

della coda. Vita e piega addominale assenti. Depositi di grasso su collo

e arti. Distensione addominale molto evidente.

 

 

Punteggi BCS nel gatto

 

 

Punteggio BCS 1 : Gatto fortemente sottopeso

 

Gatto fortemente sottopeso

Gatto fortemente sottopeso

BCS 1: Coste visibili nei soggetti a pelo corto.  Grasso non palpabile. Piega addominale molto evidente.  Vertebre lombari e ali dell’ileo evidenti e facilmente palpabili.

Punteggio BCS 2 : Gatto sottopeso

 

 

Gatto sottopeso

Gatto sottopeso

BCS 2: Coste facilmente palpabili con minimo rivestimento di grasso.  Vertebre lombari evidenti.  Vita evidente dietro le coste.  Grasso addominale minimo.

Punteggio BCS 3 : Gatto normopeso

Gatto normopeso

Gatto normopeso

BCS 3: Ben proporzionato. Vita visibile dietro le coste. Coste palpabili con lieve rivestimento di grasso.  Cuscinetto adiposo addominale minimo.

Punteggio BCS 4 : Gatto sovrappeso

Gatto sovrappeso

Gatto sovrappeso

BCS 4: Coste non facilmente palpabili con moderato rivestimento di grasso.  Vita poco distinguibile. Evidente arrotondamento dell’addome.  Cuscinetto adiposo addominale moderato.

Punteggio BCS 5 : Gatto obeso

Gatto obeso

Gatto obeso

BCS 5: Coste non palpabili sotto uno spesso strato di grasso. Spessi depositi di grasso su regione lombare, muso e arti.  Distensione dell’addome e vita assente. Esteso cuscinetto adiposo addominale

In definitiva: se il vostro cane/gatto è normopeso, scegliete pure una ricetta di dieta casalinga formulata per il suo peso attuale. Se invece è sottopeso,grosso modo, in accordo con il vostro Vet. fate riferimento ad una delle ricette calcolate per un cane/gatto di peso superiore mentre, se deve dimagrire potete considerare una ricetta formulata per un cane/gatto di peso inferiore. L’entità del dimagramento mensile potrà essere calcolata assieme al vostro medico di fiducia.

Referenze: Linee guida AAHA (American Animal Hospital Association) per la valutazione nutrizionale del cane e del gatto. Immagini :Purina body condition tool (modificate), WSAVA body condition score (modificate).

Come abituare il gatto alla dieta casalinga

Steinlen Gaudeamus

Prima di cambiare il regime alimentare occorre pesare il gatto effettuando due o tre stime più o meno alla stessa ora del giorno per approssimare al meglio il suo peso reale. Una volta cambiato regime alimentare, il peso andrà monitorato almeno una volta a settimana in modo da poter  assestare la dieta quando occorra.

 

Siate pazienti!

Se, voleste  far passare il vostro gatto  ad una dieta casalinga, occorre che sappiate che micio, diffidente ed abitudinario com’è, si preparerà ad un’ardua e spesso snervante sfida. Il problema non si pone in generale con i gatti giovani, che sono curiosi per antonomasia e ancora non sono radicati nelle loro abitudini, né in quei gatti, giovani, che vengono inseriti in un ambiente in cui preesiste un altro gatto adulto alimentato con dieta casalinga; questi ultimi infatti tenderanno ad emulare le gesta del loro compagno.

Il primo passo sulla via della transizione consiste nel cambiare il regime di somministrazione dei pasti. Il cibo non potrà più essere lasciato a disposizione del gatto per tutta la giornata, ma andrà suddiviso in tre quattro pasti ad orari fissi per l’adulto, che potranno essere anche sei nel cucciolo in crescita.  Il cibo andrà lasciato a disposizione per non più di quaranta minuti e poi andrà eliminato in modo da indurre, durante l’intervallo fra un pasto e l’altro, un vago senso di fame. E’ generalmente più semplice abituare alle diete casalinghe quei gatti che vengono  alimentati principalmente con cibi umidi rispetto a quelli che mangiano quasi esclusivamente cibo secco. Il problema è che bisogna far loro capire che anche quello che gli state servendo in alternativa è cibo e, per farlo, occorreranno tempo e pazienza. Il primo step sarà quindi quello di passare dall’alimentazione secca a quella umida per cui uno dei pasti pomeridiani si baserà sull’uso di questi alimenti (preconfezionati, almeno nelle prime fasi).

Per incentivare il gatto ad assumere il cibo umido possono essere addizionate ad esso alcune crocchette in modo che si abitui via via all’odore. Il cibo umido sarà posto in un piatto  con qualche crocchetta sopra. Si possono utilizzare anche gli omogeneizzati di carne per bambini che sono collosi e quindi aderiscono alla crocchetta insaporendola. Non è detto che il cibo umido che avete scelto piaccia al gatto, perciò fate delle prove variandone la qualità. L’equilibrio in questa fase è estremamente labile perciò è bene non usare componenti particolarmente odorosi, come il pesce, perché potrebbero determinare un rifiuto reciso del micio. Meglio quindi utilizzare alimenti umidi a base di pollo o coniglio che forse risveglieranno in lui l’ancestrale memoria della preda. Quando sarete riusciti a cambiare per intero la composizione di un pasto potrete dirvi quasi “a campo vinto”, si tratterà solo di sostituire gli altri due con una certa gradualità. Una raccomandazione importante: durante tutto questo periodo il cibo secco presente in casa andrà conservato in contenitori ermetici e posto in un luogo a cui il gatto non abbia accesso per evitare inutili capricci che potrebbero tramutarsi in una vostra sconfitta. Ricordatevi che lui ha un olfatto sviluppatissimo.  La prima fase di cambiamento che porta a scandire gli orari dei pasti di solito richiede da una a tre settimane e per arrivare alla sostituzione con cibo umido a volte occorrono anche alcuni mesi.

Siamo a buon punto:  ora che il gatto ha imparato a mangiare i cibi umidi non resta che proporgli la pappa fatta da noi. Provate a mettere un po’ di questa nello stesso piatto in cui mettete l’alimento cui l’avete abituato: non importa che il testone la mangi, almeno i primi giorni, ma è importante che cominci a considerare l’idea. Ripetete l’esperimento più volte, anche a cicli, e vedete come si comporta.

Successivamente provate a miscelare piccole quantità di pappa fatta in casa (1/2 cucchiaino) a quella preconfezionata e, se il gatto non la disdegna, aumentate progressivamente la dose sino a sostituirla completamente nell’arco di qualche settimana. Per le prime volte, magari, aggiungete solo la carne o le frattaglie, finemente tritate (non frullate) con cui comporrete la futura dieta casalinga perché sono i componenti più appetibili. In questo modo il gatto si abituerà oltre che al gusto anche alla nuova consistenza del cibo. Gli alimenti che il gatto tende a gradire meno, o quelli a cui non è abituato proprio per consistenza, andranno introdotti solo verso la fine. Fra questi annoveriamo le parti di carne contenenti connettivi e/o ossicini sminuzzati (non le ossa lunghe) ed i carboidrati (riso, pastina etc.)

Potrete farvi aiutare da sostanze appetibilizzanti  come il fegato  e, non mi chiedete perché, l’origano fresco. Potete anche utilizzare il “Fortiflora” della Purina che contiene un idrolizzato proteico altamente appetibile.

Non vi scoraggiate, solo in alcuni casi  rari, il passaggio è indolore e rapido. Buona fortuna.

IMPORTANTE: il gatto deve alimentarsi sempre. Se smette di mangiare desistete. Ne va della sua vita. Pochi giorni di digiuno comportano infatti danni epatici importanti.