Le origini del gatto domestico

Gatto selvatico africano

Il gatto domestico, per come lo conosciamo oggi, deriva da un felino selvatico di origine africana (Felis silvestris var. Libyca), il cui processo evolutivo inizia circa 6 milioni di anni fa.

Il gatto domestico appartiene all’Ordine Carnivora, alla famiglia Felidae (comparsa fra 12 e 15 milioni di anni fa) che a sua volta comprende otto linee evolutive principali in cui vengono classificati tutti i felini oggi conosciuti. Non ostante le enormi differenze esistenti fra loro, in particolare per ciò che riguarda le dimensioni, i felini mantengono tuttavia caratteristiche comuni che li contraddistinguono (il posizionamento frontale degli occhi, la coda lunga, la presenza di baffi, vibrisse, a funzione sensoriale, la lingua ruvida).

Il gatto domestico, per come lo conosciamo  oggi, deriva da un felino selvatico di origine africana (Felis silvestris var. Libyca), il cui processo evolutivo inizia circa 6 milioni di anni fa. Ipotesi formulate di recente suggeriscono che il selvatico Felis Silvestris comprendesse cinque sottospecie fra cui: il gatto selvatico africano (Felis silvestris libyca), il gatto selvatico asiatico (Felis silvestris ornata), Il gatto selvatico Europeo (Felis silvestris silvestris), il gatto selvatico sud Africano (Felis silvestris cafra) ed il gatto cinese delle montagne (Felis silvestris bieti) diversificatesi fra loro in tempi diversi.

Si pensa che  la  domesticazione del gatto (Felis catus libyca) sia iniziata in epoca molto recente fra i 6000 ed i 10000 anni fa. Abbiamo infatti, notizie di resti di gatto domestico, risalenti a circa 9500 anni fa, presenti in una necropoli sull’isola di Cipro. Tale scoperta consente di datare la domesticazione di questa specie in tempi antecedenti questa data perché bisogna supporre che i gatti siano stati volutamente portati sull’isola, ma purtroppo non si hanno prove archeologiche definitive per tale ipotes i. Si presume che il gatto provenga dall’Etiopia; teorie ben circostanziate da studi sulla genetica evolutiva (filogenetica), collocano sicuramente la sua origine  nelle aree prossime al Medio Oriente.

La domesticazione del gatto avvenne probabilmente quando le popolazioni umane divennero stanziali  a seguito della creazione dei primi insediamenti rurali, e gli uomini diventarono agricoltori da cacciatori raccoglitori nomadi che erano stati sino ad allora. Nelle prime comunità agricole si ebbe la necessità di costruire granai per lo stoccaggio dei cereali coltivati durante le stagioni  primaverile estiva e ciò, quasi sicuramente, determinò il richiamo di frotte di roditori. I gatti subirono quindi un fenomeno di urbanizzazione secondaria alla presenza massiva delle loro prede preferite: gli agricoltori evidentemente ne incentivarono la permanenza, accudendoli, per poter così usufruire delle loro favolose capacità nella caccia ai topi che rappresentavano una seria minaccia di carestia ed un pericolo per la salute. L’antico Egitto è l’esempio più eclatante, nell’antichità, della simbiosi, nata forse casualmente, fra uomo e gatto ed è anche la più importante fonte di reperti archeologici che attestano la convivenza stretta che si venne a creare fra uomo e felino. Al gatto venne perfino dedicata una divinità femminile, la dea Bastet, protettrice della musica, della fecondità, legata al culto della luna e del sole, ed esso si guadagnò anche il diritto al passaggio ad una vita migliore dopo la morte, a mezzo della conservazione delle sue spoglie con il processo di mummificazione che ne sanciva l’importanza ed il rispetto ottenuto:  questa pratica era infatti riservata ai nobili agli altolocati ed ai sapienti. Numerose mummie di gatto sono state trovate di  fianco a quelle dei loro proprietari, ed esiste una intera necropoli a loro dedicata. Tramite i fenici prima, ed i romani poi, il gatto venne portato sul continente europeo e da lì lungo le rotte d’esplorazione, sia via mare che via terra, venne diffuso su tutto il globo, grazie anche alla sua proverbiale prolificità. Durante il medioevo il culto del gatto perse un po’ di smalto. L’animale venne infatti demonizzato per via delle stesse caratteristiche che lo rendono così attraente ai nostri occhi: il suo alone misterioso, la sua indipendenza, la sua ferocia nella caccia, la sua ambivalenza caratteriale, dall’amabile morbidezza del pelo al fulmineo saettare degli artigli. Diventò creatura diabolica e malefica, ritenuto di indole perfida e femminea, subì tante volte il destino avverso e fatale delle donne accusate  di eresia e di stregoneria.

Gatto selvatico africano nel suo habitat naturale