Denti e gengive nel gatto

Denti e gengive (gatto)

Fra le cause più comuni di malessere nel gatto, spesso sottovalutate o affatto prese in considerazione, ci sono tutte le patologie che riguardano la bocca nel suo complesso, con particolare riferimento alle patologie di  denti e gengive.

Fra le cause più comuni di malessere nel gatto, spesso sottovalutate o affatto prese in considerazione, ci sono tutte le patologie che riguardano la bocca nel suo complesso, con particolare riferimento alle patologie di  denti e gengive. Il gatto è un carnivoro stretto che in natura si ciberebbe di piccoli roditori od uccellini. Li mangerebbe per intero ed usufruirebbe, così, dell’azione pulente esercitata dalla masticazione delle ossa, e dall’azione meccanica di frizione, come si trattasse di uno spazzolino, di queste sui denti, con conseguente rimozione della placca microbica. La bocca non è un ambiente sterile, vi vivono milioni di batteri i quali aderiscono al dente formando una pellicola pastosa, ed appiccicosa, la placca microbica, appunto. Sino a quando tale placca non calcifica, trasformandosi in tartaro a consistenza petrosa, essa è rimuovibile grazie all’azione di un banale  spazzolino e di una pasta blandamente abrasiva, il dentifricio: superato tale limite si rende necessario l’intervento del veterinario che attui l’ablazione del tartaro, con opportuni strumenti, sull’animale cui sia stata praticata un’anestesia generale o comunque una sedazione profonda. Il gatto emette la prima dentizione dopo la nascita: essa è costituita da 26 dentini che cadranno nel tempo venendo sostituiti da quelli definitivi (30) allo scadere del settimo mese. Circa il 90% dei gatti vanno incontro a patologie sia gengivali che dentali e solo in rari casi alcuni individui risultano indenni. Fra le cause di patologie a carico di denti e gengive la componente genetica è importantissima. Alcune razze di gatti sono più predisposte a manifestare sintomi a carico della bocca, fra questi i persiani, i maine coon, i siamesi, gli abissini, dall’altro l’alimentazione gioca un ruolo centrale. Le mousse umide che utilizziamo spesso per alimentarli, da un lato non favoriscono la masticazione, non hanno alcuna azione abrasiva e per di più sono pastose e si appiccicano ai denti innescando il problema. I sintomi a carico di una  bocca trascurata cominciano a rendersi manifesti già a partire dal secondo anno di vita dell’animale (se volessimo fare un parallelo sarebbe un ventiquattrenne umano, quindi ci sta). Al sesto anno d’età quasi tutti i gatti richiedono l’intervento del veterinario per porre rimedio al problema. Le affezioni di denti e gengive nel gatto arrecano forte dolore  che però l’animale poco manifesta: il proprietario si accorge del problema spesso solo quando la compromissione dei denti è tale che si renderà necessaria l’estrazione. Il tartaro si insinua sotto l’orletto gengivale da un lato scollando la gengiva dal dente  facendogli quindi perdere stabilità, dall’altro aprendo la via alla penetrazione batterica verso strati più profondi. L’igiene buccale non va curata solo per  avere un gatto dal sorriso smagliante, come quello del Cheshire, nella favola di Alice, ma per prevenire il rischio di comparsa di tutta una serie di patologie a carico di altri organi, causate dall’infezione batterica. Fra le patologie secondarie più comuni ricordiamo quelle a carico del rene, del cuore, del fegato, le sinusiti, le meningiti, i processi a carico delle articolazioni e così via. Una masticazione difficoltosa, il rifiuto del cibo duro, l’alito pesante, la paura di mangiare (il gatto si avvicina al cibo per poi allontanarsene come impaurito),la salivazione profusa, magari striata di sangue, il gatto che non si fa accarezzare la testa sono tutti sintomi, purtroppo tardivi, del dolore alla bocca. E’ importante che i mici vengano abituati sin da cuccioli a farsi controllare la bocca ed eventualmente a farsi pulire denti e gengive con opportuni dentifrici e collutori. L’ispezione accurata di denti e gengive è prevista durante l’esame obiettivo in corso dei normali controlli veterinari, ma è bene che il proprietario si abitui ad effettuarne altri anche autonomamente controllando l’eventuale presenza di alterazioni nella colorazione delle gengive, che si arrossano o sanguinano, e dei denti che, con l’accumulo di tartaro perdono la loro opalescenza assumendo una colorazione brunastra.