Leptospirosi canina: sintomi, cura e vaccino

La leptospirosi può colpire anche i cani cittadini. Vediamo il rischio in Italia e in Emilia-Romagna, i sintomi, gli esami, le cure e il piano vaccinale consigliato.

Leptospirosi

Ultima revisione clinica: 31 Luglio 2026

La leptospirosi è una malattia batterica che può colpire il cane, numerosi animali selvatici e domestici e anche l’uomo. Per questo viene definita una zoonosi.

È causata da batteri del genere Leptospira, microrganismi sottili e spiraliformi capaci di sopravvivere soprattutto negli ambienti umidi. Il cane può sviluppare forme molto differenti: da un’infezione quasi priva di sintomi fino a una malattia acuta con insufficienza renale, danno epatico, emorragie e difficoltà respiratorie.

La leptospirosi non è una malattia del passato e non riguarda soltanto i cani da caccia o quelli che vivono in campagna. Può colpire anche cani di piccola taglia, giovani o anziani, che vivono in città e frequentano parchi, fossati, canali o aree in cui circolano roditori.

Come si trasmette

Gli animali infetti possono eliminare le leptospire con l’urina. Il batterio contamina così terreno, pozzanghere, acqua stagnante, fango, fossati e superfici umide.

Il cane può infettarsi quando:

  • beve o attraversa acqua contaminata;
  • entra in contatto con terreno o fango contaminati;
  • annusa o lecca urina infetta;
  • caccia o ingerisce roditori e altri piccoli animali;
  • presenta piccole ferite della pelle esposte all’acqua contaminata;
  • il batterio entra attraverso le mucose di bocca, naso o occhi.

Non è quindi necessario che il cane abbia un contatto diretto con un ratto. Può bastare passare in un luogo contaminato dalla sua urina.

Le leptospire resistono meglio quando trovano umidità, temperature miti e acqua poco movimentata. Piogge intense, allagamenti e inondazioni possono aumentare la contaminazione ambientale e mettere in contatto persone e animali con acqua infetta.

Il ruolo dei roditori e degli animali selvatici

Ratti e altri roditori sono serbatoi particolarmente importanti. Possono ospitare il batterio senza ammalarsi in modo evidente e continuare a eliminarlo nell’ambiente.

Anche ricci, topi, nutrie, volpi, cinghiali e altri mammiferi possono partecipare al ciclo epidemiologico. Studi condotti nell’Italia settentrionale hanno individuato diversi genotipi di Leptospira nei cani malati e nella fauna sinantropica e selvatica, confermando il collegamento tra ambiente, animali selvatici, roditori e infezione canina.

Questo spiega perché eliminare completamente il rischio sia difficile: la leptospirosi non circola soltanto tra cani, ma all’interno di un sistema complesso che coinvolge animali, acqua, terreno e condizioni climatiche.

La situazione in Italia

In Italia circolano diversi sierogruppi di Leptospira. Nei cani sintomatici dell’Italia settentrionale sono stati identificati, tra gli altri:

  • Icterohaemorrhagiae;
  • Australis, che comprende la sierovariante Bratislava;
  • Pomona;
  • Sejroe.

Gli studi molecolari hanno mostrato che non sempre le leptospire responsabili della malattia coincidono perfettamente con quelle storicamente considerate più comuni. Per questo la sorveglianza epidemiologica e l’identificazione dei ceppi circolanti restano importanti anche per valutare nel tempo la composizione dei vaccini.

Il Centro di Referenza Nazionale per la Leptospirosi si trova proprio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, che raccoglie dati diagnostici, caratterizza i ceppi e supporta le autorità sanitarie nella sorveglianza e nella gestione dei focolai.

Dal 31 maggio 2026 la normativa italiana ha inoltre rafforzato la sorveglianza della leptospirosi sostenuta dal sierogruppo Icterohaemorrhagiae, inserendola tra le malattie soggette a notifica alle autorità competenti per le specie indicate dal decreto.

Leptospirosi in Emilia-Romagna

Non disponiamo di un registro pubblico completo che permetta di indicare con precisione quanti cani si ammalino ogni anno nella singola provincia. Sarebbe quindi scorretto inventare una classifica dei territori più colpiti.

Possiamo però affermare che in Emilia-Romagna esistono condizioni ambientali favorevoli all’esposizione:

  • una fitta rete di canali, fossati e corsi d’acqua;
  • aree agricole e irrigue;
  • zone umide;
  • presenza diffusa di roditori e fauna selvatica;
  • ambienti urbani e periurbani in stretto contatto;
  • periodici allagamenti e piene.

La Regione effettua un monitoraggio sanitario della fauna selvatica proprio perché animali domestici, selvatici e persone condividono gli stessi ambienti e possono essere esposti agli stessi agenti infettivi.

Per un cane che vive a Modena, il rischio non riguarda soltanto una battuta di caccia. Può derivare anche da una passeggiata lungo un canale, da una pozzanghera in un parco, da un giardino frequentato dai ratti o da una zona allagata dopo piogge abbondanti.

Per questo, nel nostro territorio, consideriamo la vaccinazione contro la leptospirosi normalmente consigliata anche per i cani cittadini, salvo specifiche controindicazioni valutate durante la visita.

Non è soltanto una malattia estiva

In passato la leptospirosi veniva spesso descritta come una malattia prevalentemente estiva. È vero che caldo, umidità e acqua stagnante possono favorire la sopravvivenza del batterio, ma oggi è più corretto considerare il rischio presente durante tutto l’anno.

I casi possono aumentare dopo periodi piovosi, allagamenti o temperature miti prolungate, ma l’esposizione può avvenire anche in autunno e in inverno. I cambiamenti climatici, l’espansione delle aree periurbane e la presenza stabile dei roditori rendono meno netta la vecchia stagionalità.

Quali cani sono a rischio

Ogni cane che esce di casa può entrare in contatto con un ambiente contaminato.

Il rischio cresce nei cani che:

  • bevono da pozzanghere, fossati o corsi d’acqua;
  • nuotano in laghi, stagni o canali;
  • vivono in case con giardino;
  • frequentano campagne, boschi o aree agricole;
  • cacciano roditori;
  • vivono vicino a stalle, allevamenti o depositi di mangimi;
  • frequentano canili o ambienti con molti animali;
  • si trovano in zone colpite da allagamenti.

Non esiste però un identikit sicuro. La malattia è stata diagnosticata anche in cuccioli molto giovani, cani anziani, soggetti di piccola taglia e animali che vivevano esclusivamente in contesti urbani.

Come si manifesta

I sintomi dipendono dalla quantità di batteri, dal ceppo coinvolto, dalla risposta immunitaria e dagli organi colpiti.

I primi segni possono essere poco specifici:

  • febbre;
  • forte stanchezza;
  • perdita di appetito;
  • vomito;
  • diarrea;
  • dolore addominale;
  • dolori muscolari;
  • disidratazione;
  • debolezza o riluttanza a muoversi.

Quando vengono colpiti i reni possono comparire aumento della sete e della quantità di urina. Nei casi più gravi, quando la funzione renale peggiora, il cane può invece produrre pochissima urina o smettere quasi del tutto di urinare.

Il coinvolgimento del fegato può causare ittero, cioè una colorazione gialla delle gengive, della pelle e della parte bianca degli occhi.

Possono inoltre comparire:

  • sangue nelle urine, nelle feci o nel vomito;
  • piccole emorragie sulle mucose;
  • alterazioni della coagulazione;
  • infiammazione degli occhi;
  • disturbi neurologici;
  • tosse o difficoltà respiratoria.

Una complicazione particolarmente grave è la sindrome emorragica polmonare da leptospirosi, nella quale si verificano emorragie all’interno dei polmoni. Il cane può respirare rapidamente, avere fame d’aria o presentare sangue proveniente dalle vie respiratorie.

Come si diagnostica

Non esiste un singolo esame perfetto in ogni fase della malattia. La diagnosi nasce dall’insieme di visita, storia clinica, esami del sangue, urine e test specifici.

Esami generali

Emocromo, profilo biochimico e analisi delle urine permettono di valutare:

  • funzione renale;
  • funzione epatica;
  • piastrine e coagulazione;
  • perdita di proteine;
  • alterazioni elettrolitiche;
  • capacità del rene di concentrare l’urina.

Ecografia addominale e radiografie del torace possono essere necessarie per valutare reni, fegato, addome e polmoni.

PCR

La PCR ricerca il materiale genetico del batterio.

Può essere eseguita sul sangue e sulle urine. Nelle fasi iniziali è più probabile trovare il batterio nel sangue; successivamente può essere eliminato con l’urina. Per aumentare la probabilità diagnostica si possono quindi raccogliere entrambi i campioni, preferibilmente prima dell’inizio degli antibiotici.

Una PCR negativa non esclude sempre la malattia: il batterio può essere presente in quantità ridotta oppure il cane può aver già ricevuto una terapia antibiotica.

Sul territorio, IZSLER dispone sia della PCR in tempo reale sia degli esami sierologici MAT per la ricerca di Leptospira.

Test sierologico MAT

Il MAT, test di agglutinazione microscopica, misura gli anticorpi contro differenti sierogruppi.

Un singolo titolo può essere difficile da interpretare, soprattutto in un cane vaccinato. Quando possibile si confrontano due campioni di sangue: uno prelevato nella fase acuta e uno circa una o due settimane dopo. Un aumento significativo degli anticorpi sostiene la diagnosi.

Vaccinazione, fase precoce dell’infezione e precedente esposizione possono influenzare il risultato. Per questo MAT e PCR devono essere interpretati insieme al quadro clinico e non come risposte isolate.

La terapia deve iniziare presto

Quando il sospetto clinico è forte, il trattamento non deve essere rimandato in attesa di tutti i risultati.

La terapia comprende due componenti:

  1. eliminare il batterio con un antibiotico appropriato;
  2. sostenere gli organi danneggiati finché non recuperano.

La doxiciclina è importante perché aiuta a eliminare le leptospire anche dai tubuli renali e a ridurre il rischio che il cane continui a eliminarle con l’urina. Nei pazienti che vomitano o non possono assumere farmaci per bocca si può iniziare con un antibiotico somministrato per via endovenosa e passare alla doxiciclina appena le condizioni lo consentono. La scelta e la durata della terapia spettano al medico veterinario.

Il supporto può comprendere:

  • fluidoterapia calibrata sulla funzione renale;
  • farmaci contro nausea e vomito;
  • controllo del dolore;
  • sostegno nutrizionale;
  • correzione degli squilibri elettrolitici;
  • trasfusioni in caso di anemia o emorragie;
  • ossigenoterapia nei pazienti con interessamento polmonare.

Nei casi di grave insufficienza renale con produzione di urina molto ridotta, la dialisi può rappresentare un ponte verso il recupero dei reni e salvare animali che altrimenti non riuscirebbero a superare la fase acuta.

La prognosi dipende dalla rapidità della diagnosi, dall’entità del danno renale ed epatico e dalla presenza di complicazioni polmonari o emorragiche.

Vaccinazione contro la leptospirosi

La vaccinazione non protegge contro ogni possibile leptospira esistente, ma riduce fortemente il rischio di malattia provocata dai sierogruppi inclusi nel vaccino. Alcuni vaccini riducono anche la colonizzazione renale e l’eliminazione del batterio con le urine.

I vaccini tetravalenti comunemente utilizzati comprendono antigeni appartenenti ai sierogruppi:

  • Canicola;
  • Icterohaemorrhagiae;
  • Australis;
  • Grippotyphosa.

Questi sierogruppi sono epidemiologicamente rilevanti e alcuni di essi sono stati identificati nei cani malati dell’Italia settentrionale.

Piano vaccinale consigliato per il cucciolo

Il programma preciso dipende dal prodotto utilizzato e deve rispettarne il riassunto delle caratteristiche.

In linea generale:

  1. prima vaccinazione a partire dall’età minima autorizzata, spesso fra 6 e 9 settimane;
  2. seconda dose dopo circa 3–4 settimane;
  3. richiamo ogni anno.

Per alcuni prodotti, in presenza di anticorpi materni elevati, viene raccomandato di iniziare intorno alle 9 settimane.

È importante completare entrambe le dosi iniziali: una sola vaccinazione non costituisce un ciclo primario completo.

Cane adulto mai vaccinato o con storia sconosciuta

Il cane adulto deve generalmente ricevere:

  1. due dosi iniziali distanziate di circa 3–4 settimane;
  2. successivo richiamo annuale.

Lo stesso criterio può essere necessario quando la vaccinazione è stata interrotta per un periodo molto lungo, secondo il vaccino utilizzato e la valutazione del veterinario.

Richiamo annuale

La vaccinazione contro la leptospirosi non segue lo stesso intervallo dei vaccini virali contro cimurro, epatite e parvovirosi, per i quali in molti cani adulti si possono utilizzare intervalli più lunghi.

Per la leptospirosi il richiamo resta annuale. Non è prudente trasformarlo autonomamente in un richiamo ogni tre anni.

Le linee guida AAHA aggiornate nel 2024 classificano ormai la vaccinazione contro la leptospirosi come vaccinazione di base per tutti i cani, perché anche gli animali urbani possono essere esposti. Nel contesto emiliano-romagnolo questa impostazione è ragionevole e coerente con il rischio ambientale.

La vaccinazione è sicura?

I vaccini moderni contro la leptospirosi sono molto più purificati rispetto alle vecchie formulazioni.

Possono verificarsi dolore nel punto di inoculo, stanchezza o febbre lieve e transitoria. Le reazioni allergiche gravi sono rare e non risultano sostanzialmente più frequenti rispetto a quelle osservate con altri vaccini.

Nei cani piccoli, nei cuccioli o negli animali che hanno già avuto reazioni si può valutare di non somministrare troppi vaccini differenti nella stessa seduta e di organizzare un protocollo personalizzato.

Come ridurre il rischio ambientale

La vaccinazione è la misura preventiva più efficace, ma non elimina la necessità di alcune attenzioni pratiche.

È utile:

  • impedire al cane di bere da pozzanghere, fossati e canali;
  • evitare, dopo allagamenti, acqua e fango di provenienza incerta;
  • controllare la presenza di roditori in casa, giardino e depositi;
  • conservare mangimi e alimenti in contenitori chiusi;
  • non lasciare ciotole di cibo all’aperto durante la notte;
  • evitare che il cane catturi o ingerisca roditori e carcasse;
  • utilizzare guanti quando si manipolano animali selvatici morti;
  • mantenere aggiornato il richiamo vaccinale.

Dopo un’alluvione o un forte allagamento, non è possibile stabilire a vista se l’acqua sia contaminata. È quindi prudente impedire al cane di nuotare, bere o giocare nelle aree coinvolte fino al ripristino delle normali condizioni igieniche.

Norme igieniche quando un cane è malato

Il cane affetto non deve essere abbandonato né trattato come un pericolo incontrollabile. Con terapia e norme igieniche appropriate, il rischio può essere gestito.

Fino ad almeno 48 ore dall’inizio della terapia con doxiciclina, è prudente:

  • evitare il contatto diretto con l’urina;
  • indossare guanti quando si pulisce;
  • proteggere gli occhi in caso di possibili schizzi;
  • lavarsi accuratamente le mani;
  • tenere bambini e persone fragili lontani dalle aree contaminate;
  • non lasciare che il cane urini in zone frequentate da altri animali;
  • pulire subito eventuali contaminazioni.

Le superfici lavabili possono essere disinfettate con un detergente antibatterico oppure con una soluzione fresca di una parte di candeggina domestica e dieci parti d’acqua, evitando di mescolare la candeggina con altri prodotti.

Il veterinario può indicare per quanto tempo mantenere le precauzioni in base alla terapia, alla risposta clinica e agli eventuali risultati della PCR.

Chi ha avuto contatto con urina potenzialmente infetta e successivamente sviluppa febbre, forte mal di testa, dolori muscolari, nausea o occhi arrossati deve informare il proprio medico dell’esposizione.

Spesso il cane e la persona non si contagiano direttamente l’uno dall’altra, ma possono essere stati esposti alla stessa sorgente ambientale contaminata.

Quando chiamare subito il veterinario

Serve una valutazione rapida quando il cane presenta una combinazione di:

  • forte abbattimento;
  • febbre;
  • vomito ripetuto;
  • rifiuto del cibo;
  • aumento improvviso della sete;
  • aumento o riduzione della produzione di urina;
  • urine scure o con sangue;
  • gengive gialle;
  • dolore addominale;
  • difficoltà respiratoria;
  • recente contatto con acqua stagnante, fango, roditori o zone allagate.

In presenza di sospetto, è utile telefonare prima di arrivare in ambulatorio. Questo permette di organizzare la visita e raccogliere i campioni diagnostici prima dell’inizio della terapia, senza però ritardare le cure.

In sintesi

La leptospirosi è una malattia seria, ma prevenibile e curabile quando viene riconosciuta tempestivamente.

Non riguarda soltanto i cani da caccia e non è limitata all’estate. Anche un cane cittadino può incontrare il batterio attraverso roditori, pozzanghere, canali, giardini e aree allagate.

In Emilia-Romagna il contesto ambientale rende ragionevole mantenere alta l’attenzione e proporre normalmente una vaccinazione tetravalente con ciclo iniziale completo e richiamo annuale.

Quando compaiono sintomi compatibili, la diagnosi deve combinare esami clinici, PCR e sierologia. La terapia antibiotica deve iniziare presto e, nei casi più gravi, può essere necessario un sostegno intensivo o la dialisi.

La prevenzione migliore nasce dall’unione di tre cose semplici: vaccinazione puntuale, attenzione agli ambienti contaminati e contatto rapido con il veterinario quando qualcosa non torna.

Fonti principali

  • Sykes e collaboratori, aggiornamento 2023 del consenso ACVIM sulla leptospirosi canina.
  • Centro di Referenza Nazionale per la Leptospirosi, IZSLER.
  • Bertasio e collaboratori, genotipi di Leptospira nei cani sintomatici dell’Italia settentrionale.
  • Balboni e collaboratori, sierogruppi Australis e Icterohaemorrhagiae in cani italiani con malattia acuta.
  • AAHA, linee guida vaccinali canine aggiornate nel 2024.
  • EMA, informazioni sui vaccini tetravalenti autorizzati.
  • CDC, prevenzione e norme igieniche per la leptospirosi negli animali