Leishmaniosi

Erika&yossi

Leishmaniosi canina

La Leishmaniosi è una zoonosi (malattia che colpisce anche l’uomo) spesso letale per cui fino a qualche tempo fa i cani infetti venivano abbattuti per legge..

L’agente e sua diffusione

La Leishmaniosi  è una malattia causata da un parassita monocellulare (Protozoo) . Il genere leishmania comprende molte specie e varianti. Il cane è il principale ospite e serbatoio per le specie L. Infantum (quella più presente nelle nostre zone), L. Donovani, L. Mexicana, L. Braziliensis, L. Chagasi.

Pappatacio

La diffusione della Leishmaniosi è globale e l’incidenza della patologia è condizionata dalla presenza e sopravvivenza del pappatacio un piccolo insetto ematofago (“mangia sangue”), che trasmette la malattia da cane a cane e anche da cane a uomo. La malattia è infatti una zoonosi spesso letale per cui fino a qualche tempo fa i cani infetti venivano abbattuti per legge.

 

In Italia ormai la malattia è diffusissima in tutte le regioni  con piccole aree ancora parzialmente indenni per via delle condizioni climatiche che non consentono la proliferazione dell’insetto vettore o la sua sopravvivenza. Attualmente le regioni a più alto tasso di malattia sono quelle del litorale, in particolare tirrenico, e le isole. Oltre al cane anche altre specie animali possono fungere da serbatoio del protozoo.

Leishmania bottone di Delhi

Foto: CDC

La patologia umana è stata identificata per la prima volta a Delhi, da un medico inglese, nel 1885 e descritta nella sua forma cutanea chiamata “il bottone di Delhi” in cui compaiono lesioni ulcerative della cute. Il parassita ha un ciclo di sviluppo che richiede la presenza di due ospiti, di cui uno vertebrato ( uomo, cane, piccoli roditori,  gatti), ed uno invertebrato, cioè il pappatacio. Nei primi il parassita compie il suo sviluppo dentro le cellule ed assume una forma detta “amastigote”. Viceversa nel pappatacio il parassita assume una forma diversa chiamata “promastigote”  che si localizza  fuori delle cellule e muovendosi grazie alla presenza di un flagello.

Leishmaniosi (Promastigote)

Promastigote

L’insetto vettore e la trasmissione della malattia

Durante il pasto di sangue del pappatacio femmina essa inocula nel cane le forme promastigoti che si trasformano in amastigoti dentro le cellule da cui vengono fagocitate (fagociti) in un disperato quanto spesso inutile tentativo di difesa da parte dell’organismo, dato che dentro i fagociti il protozoo non solo sopravvive ma li sfrutta anche come comodo mezzo di trasporto.

Le zone che il pappatacio predilige per pungere sono quelle glabre, adiacenti al tartufo, le orecchie, l’addome. Il pappatacio è un insetto notturno che ha picchi d’attività all’imbrunire e verso le quattro del mattino, ha areali abbastanza ampi (sino a 2 Km), e vive bene in aree umide e temperate. La sua presenza, almeno nelle nostre regioni è prevalentemente estiva. Oltre che tramite il pappatacio pare che la patologia possa essere trasmessa anche per via diretta con contatto sangue- sangue, tramite la saliva, per via venerea o per passaggio transplacentare dalla madre ai feti. Non per tutte queste vie di trasmissione esistono dati definitivi ed univoci, tuttavia tali vie di trasmissione non si possono escludere per cui i cani affetti da leishmaniosi non dovrebbero riprodursi ed il sangue per trasfusioni andrebbe testato.

La patologia non riconosce predisposizione di sesso o razza tuttavia sono più frequentemente colpiti i cani di età inferiore ai tre anni e quelli di età superiore agli otto anni, fatto che va ricondotto alla efficienza del loro sistema immunitario. Una volta infettati i cani possono guarire spontaneamente oppure andare incontro alla patologia o ancora restare portatori asintomatici della malattia anche per tutta la durata della loro vita.

Sintomi della malattia

L’incidenza della forma sintomatologicamente manifesta è di circa il 20%  fra i cani infetti nelle aree endemiche. La malattia riconosce sintomi riferibili alle due forme patologiche in cui si presenta che sono: Leishmaniosi cutanea e Leishmaniosi viscerale. La suddivisione fra queste due forme è scolastica perché in realtà la malattia è multisistemica. Il periodo di incubazione può variare da alcuni mesi sino ad alcuni anni. Dalla sede di inoculazione nella cute i parassiti vengono veicolati ad altri distretti tramite i torrenti circolatori di sangue e linfa.

Leishmaniosi

Foto:CDC

Il tipo di sintomatologia o la sua comparsa ( abbiamo visto la patologia può essere assolutamente inapparente), così come il suo decorso, dipendono dallo stato immunitario dell’animale, dalla sua età, dalla presenza di malattie intercorrenti, dalla sua predisposizione genetica, intesa come abilità a sviluppare una risposta immunitaria utile, dalle sue condizioni di nutrizione. I sintomi vanno da

  • Lesioni cutanee che si presentano come aree alopeciche ( senza pelo) per lo più localizzate nella zona del muso, del contorno occhi, delle orecchie.
  • Dermatite furfuracea con forfora a grosse scaglie
  • Lesioni papulo ulcerative a carico delle aree di giunzione muco cutanea, labbra, ali del naso.
  • Abnorme crescita delle unghie ( onicogrifosi).

Possono poi comparire perdita di sangue dal naso, lesioni oculari (uveite) lesioni articolari causa di zoppia, polidipsia e poliuria ( aumento della sete e dell’emissione d’urina) dovute alla compromissione del rene, aumento di volume dei linfonodi e della milza, coliti e disturbi intestinali.

Il cane colpito dimagrisce progressivamente pur mantenendo intatto l’appetito e presenta scarso rendimento fisico e letargia. L’esito finale della malattia  può essere mortale.

Misure di profilassi

Occorre che il proprietario capisca inoltre che la patologia non è curabile, quello che possiamo fare è controllarla e, di fatto, cronicizzarla. Fra le varie possibilità di ridurre l’espansione della malattia l’unica via che pare realizzabile ed efficace è quella di fare un attento controllo sulla popolazione degli insetti vettori, cercando di ridurne il numero, da un lato, e minimizzando i rischi che il cane venga punto dall’altro. I cani che vivono in aree endemiche debbono essere sottoposti a periodici trattamenti con sostanze ad azione repellente nei confronti dei pappataci (esistono anche dei collari aventi questa funzione) e debbono essere ricoverati in casa durante le ore notturni. Zanzariere, antizanzare elettrici, erogatori di insetticidi e repellenti di qualsiasi tipo sono fra i presidi che possono minimizzare i rischi.

Per quanto riguarda la vaccinazione la comunità scientifica è piuttosto perplessa circa la sua reale efficacia dato che questo ha la proprietà di conferire protezione solo su alcune varianti del protozoo e che quindi non dà sufficiente sicurezza . I costi inoltre dell’intero protocollo vaccinale sono abbastanza elevati e vanno addizionati a quelli per i prodotti repellenti che comunque non si possono dismettere.

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Erika De Filippo Veterinario Modena

Erika De Filippo Veterinario Modena

Specialista in Malattie del Cane e del Gatto

V.le Menotti 223 tel. 059 217 259