Ultima revisione clinica: 31 Luglio 2026
Nel 2020, quando SARS-CoV-2 era appena comparso, molte famiglie si domandavano se cani e gatti potessero ammalarsi, trasportare il virus sul pelo o diventare una fonte di contagio.
Oggi conosciamo molto meglio il rapporto tra questo virus, le persone e gli animali domestici. Il quadro è abbastanza rassicurante: cani e gatti possono occasionalmente infettarsi, soprattutto dopo un contatto ravvicinato con una persona positiva, ma non hanno avuto un ruolo significativo nella diffusione della pandemia.
La precauzione rimane utile, ma senza trasformare il nostro animale in qualcosa da temere.
COVID-19 e SARS-CoV-2 non sono la stessa cosa
È utile fare subito una precisazione.
SARS-CoV-2 è il nome del virus.
COVID-19 è la malattia che questo virus può provocare nelle persone.
Quando un cane o un gatto risulta positivo, è quindi più corretto parlare di infezione da SARS-CoV-2 nell’animale, anche se nel linguaggio comune si usa spesso l’espressione “COVID negli animali”.
SARS-CoV-2 non deve inoltre essere confuso con i coronavirus che già conosciamo in medicina veterinaria.
Il coronavirus enterico del cane e il coronavirus felino associato alla PIF sono virus differenti. Non derivano da SARS-CoV-2 e non rappresentano la stessa malattia. Alcuni coronavirus infettano soltanto determinate specie animali e non passano alle persone.
Cani e gatti possono infettarsi?
Sì. In tutto il mondo sono state documentate infezioni da SARS-CoV-2 in cani, gatti e numerose altre specie animali.
Nei comuni animali da compagnia, il contagio è avvenuto quasi sempre dopo un contatto stretto e prolungato con persone positive. Si tratta quindi prevalentemente di una trasmissione dalla persona all’animale, talvolta definita zoonosi inversa.
In molti studi i gatti sono risultati mediamente più suscettibili dei cani, anche se la probabilità di infezione varia in base alla variante virale, alla durata dell’esposizione e alle caratteristiche del singolo animale. Studi condotti in famiglie con persone positive hanno confermato che entrambi possono entrare in contatto con il virus, ma i gatti tendono più frequentemente a eliminare RNA virale dalle vie respiratorie.
Questo non significa che un gatto che vive con una persona positiva si ammalerà necessariamente. La maggior parte degli animali esposti non sviluppa una malattia riconoscibile.
Gli animali si ammalano gravemente?
Nella maggior parte dei cani e dei gatti l’infezione è:
- asintomatica;
- lieve;
- di breve durata.
Le forme gravi sono possibili, ma considerate estremamente rare.
Tra i possibili sintomi sono stati descritti:
- stanchezza o riduzione dell’attività;
- febbre;
- perdita di appetito;
- tosse;
- starnuti;
- secrezioni nasali o oculari;
- difficoltà respiratoria;
- vomito;
- diarrea.
Questi segni non sono specifici di SARS-CoV-2. Tosse, starnuti, febbre o disturbi intestinali possono dipendere da molte malattie più comuni, che devono essere considerate prima di attribuire tutto al coronavirus umano.
La vicinanza temporale con un caso di COVID-19 in famiglia può essere un’informazione utile per il veterinario, ma non sostituisce la visita.
Un cane o un gatto può contagiare una persona?
Il rischio è considerato basso.
Sono stati documentati rari passaggi di SARS-CoV-2 dagli animali alle persone, soprattutto in situazioni particolari come allevamenti di visoni, gruppi di criceti infetti e alcuni contatti molto stretti con altre specie suscettibili.
Questi episodi dimostrano che il passaggio da animale a persona non è biologicamente impossibile. Tuttavia, cani e gatti non hanno avuto un ruolo epidemiologico importante nella diffusione dell’infezione umana. Per una persona, la probabilità di contrarre SARS-CoV-2 da un’altra persona rimane molto più elevata rispetto alla possibilità di riceverlo dal proprio animale domestico.
Uno studio sulla trasmissione all’interno delle famiglie ha rilevato la possibilità teorica di passaggi in entrambe le direzioni, ma ha confermato che il contributo di cani e gatti alla circolazione complessiva del virus è limitato rispetto alla trasmissione fra persone.
Non esiste quindi alcuna ragione per abbandonare, allontanare definitivamente o trattare con sospetto un animale che ha vissuto con una persona positiva.
Cosa fare quando il proprietario ha il COVID-19
Durante la fase contagiosa è prudente proteggere anche il proprio animale.
Quando è possibile, un altro membro sano della famiglia può occuparsi temporaneamente di pappa, lettiera e passeggiate.
È consigliabile limitare per alcuni giorni i contatti molto ravvicinati, come:
- baciare il cane o il gatto;
- lasciarsi leccare sul viso;
- condividere il cibo;
- dormire nello stesso letto;
- tenere a lungo l’animale vicino al viso.
Non occorre però trasformare la casa in una quarantena veterinaria né isolare l’animale in condizioni che ne compromettano il benessere.
Quando non è disponibile un’altra persona, il proprietario può continuare a occuparsene lavandosi le mani prima e dopo il contatto, evitando le effusioni più strette e utilizzando una mascherina durante le interazioni ravvicinate, soprattutto in presenza di tosse o starnuti.
Il gatto dovrebbe rimanere in casa. Per il cane, quando il proprietario non può uscire, è preferibile organizzare temporaneamente le passeggiate con una persona sana.
Non bisogna disinfettare zampe e mantello
Il pelo degli animali non è considerato una via significativa di trasmissione di SARS-CoV-2.
Non bisogna quindi lavare o strofinare il cane o il gatto con:
- alcol;
- candeggina;
- acqua ossigenata;
- gel disinfettante per le mani;
- salviette destinate alle superfici;
- detergenti industriali;
- clorexidina usata senza una reale indicazione veterinaria.
Questi prodotti possono provocare irritazione cutanea, danni agli occhi, problemi respiratori o intossicazione quando vengono leccati.
Le zampe possono essere pulite normalmente quando sono sporche, usando acqua o prodotti formulati per gli animali. Non devono essere “disinfettate contro il COVID”. Le autorità sanitarie non hanno trovato prove che il virus venga trasmesso alle persone attraverso pelle, pelo o mantello degli animali.
Non bisogna neppure mettere una mascherina sul muso del cane o del gatto: potrebbe ostacolare la respirazione, causare stress o essere ingerita.
Quando chiamare il veterinario
È opportuno contattare il veterinario quando un animale che vive con una persona positiva presenta:
- difficoltà a respirare;
- tosse o starnuti persistenti;
- febbre;
- forte abbattimento;
- rifiuto del cibo;
- vomito o diarrea ripetuti;
- un peggioramento rapido delle condizioni generali.
Conviene telefonare prima di recarsi in ambulatorio, spiegando che in famiglia è presente o è stata recentemente presente un’infezione da SARS-CoV-2. In questo modo il veterinario può organizzare la visita e valutare le precauzioni più appropriate.
Non bisogna somministrare farmaci umani senza indicazione. Antinfiammatori, antibiotici, antivirali e altri medicinali destinati alle persone possono essere inutili o tossici per cani e gatti.
Serve fare un tampone al cane o al gatto?
Il test per SARS-CoV-2 non è un esame di routine negli animali domestici.
Nella maggior parte dei casi un cane o un gatto con sintomi respiratori o gastrointestinali deve prima essere valutato per le patologie normalmente presenti nella sua specie.
L’eventuale ricerca di SARS-CoV-2 viene considerata dal veterinario in circostanze particolari, soprattutto quando:
- l’animale ha avuto un contatto stretto con persone positive;
- presenta sintomi compatibili;
- sono state escluse cause più frequenti;
- esiste un interesse sanitario o epidemiologico.
Un tampone umano acquistato in farmacia non deve essere usato autonomamente sull’animale. Il prelievo, il tipo di campione e l’interpretazione del risultato richiedono procedure veterinarie appropriate. Il test indiscriminato degli animali non è raccomandato.
Cosa abbiamo imparato
La storia di SARS-CoV-2 ha ricordato quanto siano collegate la salute delle persone, quella degli animali e l’ambiente.
Numerose specie di mammiferi possono essere infettate e, in alcuni contesti, il virus può circolare anche all’interno delle popolazioni animali. Per questo la sorveglianza veterinaria rimane importante, soprattutto negli allevamenti, nella fauna selvatica e nelle situazioni in cui molti animali suscettibili vivono vicini.
Nella vita quotidiana con un cane o un gatto, però, il messaggio è più semplice:
il nostro animale può occasionalmente ricevere il virus da noi, ma è molto improbabile che diventi una fonte importante di contagio.
Un po’ di attenzione durante la fase infettiva, una normale igiene e una telefonata al veterinario in presenza di sintomi sono sufficienti nella grande maggioranza delle situazioni.
Niente disinfettanti sul pelo, niente mascherine sul muso e, soprattutto, niente paura dell’animale che vive con noi.
In sintesi
Cani e gatti possono contrarre SARS-CoV-2, generalmente dopo il contatto con una persona infetta. La maggior parte rimane asintomatica o sviluppa sintomi lievi; le forme gravi sono rare.
Il rischio che un animale domestico trasmetta il virus a una persona è basso. Durante la malattia del proprietario è prudente limitare temporaneamente le effusioni più strette, mantenere una buona igiene e controllare lo stato di salute dell’animale.
Non bisogna disinfettare zampe o mantello e non bisogna applicare mascherine agli animali.
In caso di sintomi, chiama il veterinario e descrivi anche l’eventuale esposizione familiare al virus.
Fonti principali
- CDC, What You Should Know about COVID-19 and Pets, aggiornamento 2024.
- World Organisation for Animal Health, SARS-CoV-2 in animals.
- Heydarifard e collaboratori, revisione sistematica delle infezioni naturali da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia, 2024.
- Fischer e collaboratori, trasmissione di SARS-CoV-2 nelle famiglie con cani e gatti, 2023.
- Colitti e collaboratori, indagine sierologica su cani e gatti conviventi con proprietari positivi in Italia.
- Lunardi e collaboratori, confronto dell’eliminazione virale in cani e gatti conviventi con persone positive, 2024.

