Ultima revisione clinica: 31 Luglio 2026
Le crocchette sono comode, si conservano facilmente e permettono di organizzare i pasti senza grandi preparativi. La comodità, però, non coincide sempre con la scelta più adatta come base quotidiana dell’alimentazione del gatto.
Il gatto è un carnivoro obbligato: la sua fisiologia si è sviluppata su alimenti ricchi di acqua, proteine e grassi di origine animale e con quantità molto ridotte di carboidrati disponibili. L’evoluzione non obbliga ogni gatto a mangiare nello stesso modo, ma resta un punto di partenza importante quando valutiamo una dieta.
In breve
- un alimento umido completo aumenta normalmente l’assunzione totale di acqua e favorisce urine più diluite;
- il secco estruso richiede amido e può contenerne quantità elevate rispetto alla dieta naturale del gatto;
- la percentuale di proteine non basta: contano origine, digeribilità e profilo degli aminoacidi;
- alcune formulazioni secche possono ridurre tartaro e gengivite, ma le comuni crocchette non sostituiscono l’igiene dentale;
- il secco può essere usato in quantità misurata, ma non dovrebbe diventare automaticamente la base della dieta o restare sempre disponibile.
1. Il gatto è adattato a ricavare molta acqua dal cibo
I piccoli felini da cui deriva il gatto domestico si sono adattati ad ambienti nei quali l’acqua libera non era sempre disponibile. Hanno quindi sviluppato una notevole capacità di concentrare le urine e di limitare le perdite idriche. La sete, da sola, non sempre compensa una dieta molto povera di acqua.
Una preda e un alimento umido contengono normalmente circa il 70–80% di acqua; le crocchette ne contengono in genere meno del 10%. Il gatto alimentato con il secco può bere di più dalla ciotola senza compensare completamente l’acqua che manca nel cibo.
In uno studio controllato pubblicato nel 2024, i gatti alimentati con cibi umidi assumevano complessivamente più acqua e producevano più del doppio dell’urina rispetto ai gatti alimentati con le corrispondenti formulazioni secche. Le urine erano meno concentrate e presentavano una minore supersaturazione per ossalato di calcio e struvite.
Questo non significa che ogni gatto che mangia crocchette sia clinicamente disidratato o destinato ad ammalarsi. Significa però che una minore assunzione totale di acqua e urine più concentrate non sono aspetti trascurabili, soprattutto nei gatti che hanno già avuto cistiti, cristalli, calcoli o ostruzioni urinarie.
2. Il problema non è la presenza di un singolo carboidrato, ma la quantità complessiva
Per produrre una crocchetta estrusa serve una quota di amido che permetta all’impasto di mantenere la propria struttura. La percentuale varia da prodotto a prodotto e spesso non è indicata chiaramente in etichetta; in alcune formulazioni può avvicinarsi al 25–30% o superarlo.
Il gatto sa digerire l’amido ben cotto, ma non ha un fabbisogno nutrizionale specifico di amido. Il fatto che riesca a utilizzarlo non dimostra che una quota elevata sia fisiologicamente equivalente a una dieta basata soprattutto su proteine e grassi animali.
Negli studi di scelta alimentare i gatti hanno mostrato una preferenza costante per combinazioni ricche di proteine e povere di carboidrati, limitando spontaneamente l’assunzione di questi ultimi. Questi studi sono stati realizzati anche da ricercatori legati all’industria del pet food e vanno quindi letti con la dovuta prudenza, ma il risultato è coerente con la biologia del carnivoro obbligato.
Lo studio del 2024 citato prima ha confrontato diete con il 25% e il 15% di amido sulla sostanza secca. Le formulazioni con più amido hanno determinato una concentrazione urinaria di ossalato superiore del 60% e, con uno dei due sistemi di calcolo utilizzati, una maggiore supersaturazione per ossalato di calcio. Anche questo studio ha ricevuto finanziamenti industriali: il dato è interessante, ma non va trasformato in una certezza universale.
Non possiamo affermare che i carboidrati siano da soli la causa di obesità, diabete o malattie intestinali in ogni gatto. Possiamo però dire che una dieta molto ricca di amido, spesso anche molto concentrata in calorie, è poco coerente con la fisiologia felina e merita particolare cautela nei soggetti sedentari, sovrappeso, diabetici o predisposti a problemi urinari.
3. Non tutte le proteine hanno lo stesso valore per il gatto
La percentuale di proteine grezze non basta a descrivere la qualità proteica. Contano la digeribilità, la disponibilità degli aminoacidi essenziali e la capacità della fonte proteica di soddisfare le esigenze specifiche del gatto.
Le proteine vegetali concentrate possono essere digeribili, ma la digeribilità non coincide con il valore biologico. Una fonte può essere assorbita bene e avere comunque uno o più aminoacidi limitanti. Le fonti animali di buona qualità possiedono normalmente un profilo più vicino alle necessità del carnivoro e forniscono naturalmente nutrienti come la taurina, che nei vegetali è assente.
Un alimento commerciale completo può correggere gli squilibri aggiungendo taurina e altri aminoacidi. Questa integrazione è necessaria e può rendere la formula nutrizionalmente adeguata, ma non rende irrilevante l’origine delle proteine né trasforma automaticamente una formulazione basata soprattutto su concentrati vegetali nell’equivalente di una basata su buone fonti animali.
Anche la parola “sottoprodotti” richiede attenzione. Cuore e fegato sono tessuti animali nutrienti e utili; tendini, cartilagini e tessuti molto ricchi di collagene hanno invece un profilo aminoacidico meno favorevole. La valutazione deve quindi andare oltre sia la percentuale proteica sia un singolo termine dell’elenco degli ingredienti.
4. Le crocchette puliscono davvero i denti?
Le crocchette non sono uno spazzolino. Molte si rompono rapidamente e vengono deglutite con una masticazione limitata, quindi non possiamo considerare il normale cibo secco una prevenzione completa della malattia parodontale.
Detto questo, non sarebbe corretto sostenere che il secco non possa avere alcun effetto. Uno studio indipendente pubblicato nel 2025 ha seguito 20 gatti per 28 settimane dopo una pulizia dentale professionale. Il gruppo alimentato con una specifica dieta secca ha sviluppato meno tartaro e punteggi di gengivite inferiori rispetto al gruppo alimentato con una specifica dieta umida.
È un risultato reale, ma limitato: il campione era piccolo e sono stati confrontati soltanto due prodotti. Non dimostra che ogni crocchetta pulisca i denti né che il secco sostituisca spazzolamento, controlli veterinari e, quando indicato, alimenti dentali progettati appositamente per esercitare un’azione meccanica.
5. Una scelta pratica senza estremismi
Per la maggior parte dei gatti sani preferiamo che la base della dieta sia costituita da un alimento umido completo oppure da una dieta casalinga formulata correttamente e integrata in modo specifico per il gatto.
Il secco può avere un ruolo pratico, ma va pesato e inserito nel totale calorico della giornata. Lasciare una ciotola sempre piena rende difficile controllare quanto mangia il gatto e favorisce l’eccesso calorico, soprattutto dopo la sterilizzazione e nei soggetti poco attivi.
- scegliamo un umido dichiarato “alimento completo”, non soltanto complementare;
- introduciamo il nuovo alimento gradualmente, senza lasciare il gatto a digiuno;
- proviamo consistenze e temperature diverse se il gatto rifiuta l’umido;
- pesiamo l’eventuale quota di crocchette invece di riempire la ciotola a volontà;
- controlliamo peso, condizione corporea, sete e abitudini urinarie.
Domande frequenti
Un alimento “grain free” contiene pochi carboidrati?
Non necessariamente. Cereali, patate, piselli, legumi e altri ingredienti possono fornire l’amido necessario alla produzione della crocchetta. Per stimare i carboidrati bisogna valutare la composizione complessiva, non soltanto la scritta “senza cereali”.
Posso togliere le crocchette da un giorno all’altro?
È meglio procedere gradualmente. Il gatto non deve essere costretto a digiunare per accettare un nuovo alimento. Se smette di mangiare o assume quantità molto ridotte, bisogna intervenire rapidamente e chiedere consiglio al veterinario.
Tutto il cibo umido è migliore?
No. Deve essere completo, adatto alla fase di vita e somministrato nella quantità corretta. Un umido complementare, una scatoletta di solo tonno o una dieta casalinga improvvisata non garantiscono l’equilibrio di aminoacidi, vitamine e minerali necessario al gatto.
La scelta migliore dipende anche da età, peso, malattie e preferenze individuali. Quando il gatto ha problemi urinari, diabete, obesità o rifiuta sistematicamente l’umido, conviene costruire una strategia personalizzata.

