Mangime per cani

Mangime per cani

Fattori che ci possono orientare verso un consumo consapevole di un alimento preconfezionato valido. Articolo sui mangimi preconfezionati per cani.

I mangimi preconfezionati per cani sono “mangimi composti integrati”, non sono cioè costituiti da sola carne bensì contengono, se ben bilanciati, tutte le classi dei nutrienti.

I primi prodotti per cani di tipo industriale comparvero sul mercato inglese alla fine dell’800. Si trattava di biscottini realizzati con l’uso di farine di carne e cereali. L’idea venne al sig. James Spratt che pose le basi per le future grandi industrie mangimistiche senza probabilmente rendersi conto dell’enorme successo commerciale che avrebbero avuto, dato che realizzò quei biscotti principalmente per gratificare il suo stesso schizzinoso cagnolino (intraprese, è vero, una piccola attività commerciale vendendo dei “dog cake” per cani da caccia). Durante gli anni ’20, negli Stati Uniti, comparvero le prime scatolette per cani a base principalmente di carne di cavallo; ebbero alterne fortune non tanto per la nota avversione degli anglosassoni all’uso alimentare del cavallo, bensì per via della grave crisi economica, fra le due guerre, che inginocchiò il paese. Durante i due conflitti prese piede principalmente la produzione di mangimi secchi dato che il metallo utilizzato per il confezionamento delle lattine veniva convogliato verso ben altre produzioni. L’inscatolamento di alimenti umidi riprese, a pieno regime, dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel ’46, e da allora si assistette ad un aumento progressivo dei consumi di tali preparati che continua anche ai nostri giorni.

Il maggiore consumo di mangimi preconfezionati si ha nei paesi industrializzati, mentre nei paesi in via di sviluppo l’alimentazione del cane si basa sull’uso di preparazioni casalinghe o su quello di scarti di cucina, (oggi, nei paesi industrializzati si nota una certa diversificazione nei consumi per via delle ricerche salutistiche dei “consumatori  di nicchia”).

Dal punto di vista delle conoscenze sulle esigenze alimentari dei nostri animali, è passata tanta acqua sotto ai ponti da quando Spratt formulava la sua composizione per i biscotti. La ricerca mangimistica per gli animali da compagnia, infatti,  se non supera, forse eguaglia in dispendio di energie, anche economiche, quella alimentaristica dedicata  a noi umani.

La ricerca e lo sviluppo di prodotti sempre più accurati per composizione e qualità, vengono incentivati in larga misura da quelle (poche) ditte di comprovata serietà presenti da decenni in commercio. Esiste infatti una proliferazione continua, visti i promettenti profitti, di  ditte che, per ragioni meramente commerciali, immettono sul mercato mangimi spesso di scarsissima qualità ma adottando strategie di vendita molto aggressive e prezzi stracciati almeno apparentemente (di solito queste ditte producono solo alimenti “generici” per animali).  Sono, questi, prodotti elaborati con materie prime scadenti, oppure da ditte non supportate da adeguati processi di controllo e ricerca all’interno della stessa azienda, o confezionati da ditte che elaborano mangimi di cui non si conosce ne’ la provenienza delle materie prime ed a volte l’ubicazione geografica degli stabilimenti di produzione o, ancora, da ditte che non svolgono Trial test (prova di campo) di monitoraggio della reale efficacia dei loro prodotti. Quando noi leggiamo l’etichetta di un mangime troviamo la famosa composizione chimico bromatologica dell’alimento, cioè la percentuale in acqua, proteine, grassi, ceneri, fibra etc. Verosimilmente queste percentuali corrisponderanno a quanto suggerito sia per ciò che riguarda le necessità medie del cane, che per ciò che è previsto dalle normative vigenti in materia.

Tuttavia l’indicazione compositiva percentuale dei vari principi nutritivi non ci fornisce alcuna informazione sulla loro provenienza, qualità, digeribilità etc., per non parlare poi di quelle materie prime provenienti da paesi in cui non v’è il minimo rispetto per la normativa sanitaria europea né, tanto meno, per le direttive europee riguardanti la macellazione degli animali da carne in tema di etica e salvaguardia del benessere animale.

Una discriminante che già può orientare il consumatore è quella di scegliere mangimi prodotti da quelle ditte che oltre alle comuni diete per il mantenimento, a seconda delle diverse età, producono anche mangimi specifici per la cura o la prevenzione di determinate patologie. Già questa condizione presuppone la presenza di un reparto di ricerca e sviluppo aziendale.

I mangimi che riportano diciture generiche come “mangime completo per cani”, spesso venduti al dettaglio a prezzi irreali che non sembrano coprire nemmeno le spese di confezionamento, in cui non si specifica  l’età cui sono dedicati, debbono destare da subito sospetti sulla qualità. Un mangime non può essere adattabile alle esigenze di cani diversi, con diverse età e stati fisiologici differenti. Un mangime generico per cani viene formulato, di solito, partendo dal fabbisogno minimo richiesto per supportare le fasi critiche della vita come crescita, gestazione ed allattamento, non tenendo conto del rischio che una sovralimentazione, in particolare con alcuni nutrienti, può comportare nell’adulto o, peggio, nel cane anziano.

In questi mangimi la composizione percentuale in principi nutritivi risponde perfettamente alle normative ma, per poter abbassare i costi, le materie prime sono necessariamente di scarsissima qualità; Sappiamo che le scorie vengono eliminate con dispendio energetico aggiuntivo da parte dell’animale, che viene quindi indotto ad assumere più cibo per sopperire ai fabbisogni non solo in termini energetici. Si innesca così un processo “ a cane che si morde la coda” in cui anche il presunto vantaggio economico iniziale viene vanificato dal maggior consumo.Vale qui quanto mai la regola: ”Meglio meno ma di buona qualità”. Giusto a titolo d’informazione ricordiamo che esiste una vera e propria sindrome da “cibo generico per cani” che provoca crescita stentata e fenomeni carenziali anche gravi.

Non possiamo certamente farvi i conti in tasca  ma vorremmo farvi riflettere sul risparmio effettivo che l’uso di mangimi scadenti assicura. Essi inducono patologie, questo comporterà una maggiore frequenza degli interventi del veterinario, se ne debbono usare quantità maggiori, spesso aumenteranno le spese in farmaci ed integratori….alla lunga non so se siano un affare.

Concludendo, dato che le etichette non forniscono elementi sufficienti o quantomeno chiari in merito alla qualità effettiva dei prodotti, le cose che ci possono orientare verso un consumo consapevole sono in primo luogo il parere del veterinario che consiglierà ditte di comprovata serietà,  noi dovremo poi orientaci su quei cibi che abbiano costi “realistici” per ciò che promettono e per le nostra tasche.  Alcuni indizi, inoltre, sulla affidabilità delle ditte che li confezionano si possono evincere per esempio dai siti internet  dei produttori, che spesso hanno anche esaurienti servizi di consultazione ed approfondimento post vendita e un numero verde dedicato ai consumatori in cui ci si interfaccia con persone reali di cui si può valutare efficienza e grado di preparazione.

Sui siti sono presenti le composizioni minuziose di ciascun singolo mangime, provenienza delle materie prime, modalità di lavorazione a volte, indicazioni d’uso precise e quantità da somministrare, correlate a taglia e razza ed età.