Lattazione nella gatta

Lattazione nella gatta

Il primo segnale di una gravidanza in atto è dato da un costante e lineare aumento di peso che si protrae sino al momento del parto. Articolo sulla gravidanza e la lattazione nella gatta.

La gatta raggiunge la pubertà approssimativamente verso il sesto mese considerando, però, che la comparsa dei calori è funzione di molti fattori, fra cui il clima, dato che la natura ha evoluto le cose in modo da far sì che i parti avvengano in stagioni temperate per garantire maggiori probabilità di sopravvivenza ai gattini. L’età migliore per cominciare a far accoppiare una gatta riproduttrice è un anno e mezzo e sarebbe meglio che la gatta venisse messa a riposo non più tardi del settimo anno d’età. La gatta è un animale poli-estrale stagionale e cioè è soggetta ad avere più calori, intervallati da brevi periodi di silenzio, durante le stagioni favorevoli all’accoppiamento di solito primavera ed autunno. E’ vero però che le gatte che vivono in appartamento, non risentendo delle variazioni climatiche ambientali, possono sovvertire i ritmi naturali ed avere più stagioni estrali durante l’anno. La natura, sempre meravigliosa, ha fatto in modo da garantire che ad ogni accoppiamento segua quasi sicuramente una gravidanza; la gatta, infatti, è un animale ad ovulazione indotta dal coito. Il maschio del gatto ha il glande a forma di “tronco di cono” su cui sono disposti in maniera regolare, dei piccoli uncini duri, di un materiale simile a quello che costituisce le unghie. Tali rostri stimolano fortemente la vagina della gatta durante il rapporto inducendo l’ovulazione e garantendo così la probabilità massima che resti gravida. Le manifestazioni estrali tendono a scomparire dopo l’accoppiamento.

Il ciclo riproduttivo nella gatta viene suddiviso in quattro fasi che sono:

  • Estro ed accoppiamento

  • Gestazione. Dura circa 60 giorni, (da 63 a 65) ed è valutabile precocemente con l’ecografia

  • Lattazione (da un mese e mezzo sino a tre mesi)

  • Svezzamento.

La gatta al momento dell’accoppiamento deve essere in perfette condizioni fisiche e di salute, deve essere stata sottoposta ai test per le patologie infettive più comuni (immunodeficienza virale felina e leucosi felina), alle vaccinazioni di routine e trattata contro i comuni parassiti sia intestinali che della cute.

Il primo segnale di una gravidanza in atto è dato da un costante e lineare aumento di peso che si protrae sino al momento del parto. Questo è dovuto, nei primissimi periodi di gestazione ad un aumento dei depositi di grasso che serviranno alla futura mamma durante il periodo della lattazione. Durante la gravidanza la mamma aumenta sino al 40% del suo peso (da 0.9 a 1.2 Kg di media). Le gatte devono arrivare al parto in buone condizioni fisiche né sottopeso, cosa che comporterebbe poi problemi nel mantenimento dei cuccioli durante la lattazione, né in sovrappeso, condizione che potrebbe complicare il parto in sé, con aumento della probabilità di avere gattini nati morti. Non vi preoccupate se nei giorni immediatamente precedenti al parto la gatta perderà in appetito, perché questo tornerà normale a parto avvenuto. Durante le ultime fasi di gravidanza dato che lo stomaco sarà compresso dall’utero gravido, la gatta tenderà a mangiare meno per cui è necessario che le venga fornito un alimento a densità energetica elevata in modo da nutrirla efficacemente con ingombro minimo (di solito nella seconda metà della gravidanza si usa una formulazione per cuccioli, sia essa casalinga o preconfezionata).

Fra tutte queste fasi è però la lattazione che presenta maggiore criticità per ciò che riguarda l’alimentazione, dato che il dispendio energetico sarà fortemente incrementato dai cuccioli in crescita. Sarà bene , sia per la salute della madre che per quella futura dei cuccioli, perciò, che la gatta giunga a questo stadio con opportune riserve energetiche messe da parte nei periodi che lo precedono. La montata lattea inizia con il parto.

A differenza di quanto avviene nella donna in cui, dato lo stretto legame esistente fra madre e feto, gli anticorpi prodotti dalla mamma sono in grado di attraversare la placenta e garantire così l’immunità del futuro neonato, ciò non avviene nella gatta. L’immunità dei cuccioli viene loro conferita, subito dopo la nascita, da un latte particolare detto colostro, ricchissimo in anticorpi. La gatta produce colostro per i tre giorni consecutivi al parto ma le condizioni intestinali ottimali (maggiore permeabilità) che ne consentono l’assorbimento nei gattini persistono solo per circa otto ore per cui è indispensabile che lo assumano entro questo lasso di tempo. E’ ovvio che gli anticorpi trasmessi dalla madre al feto saranno quelli da lei elaborati nei confronti degli agenti patogeni cui è stata esposta sino a tre settimane prima (questo è il tempo medio che occorre ad attivare una risposta anticorpale) per cui è bene che la gestante non venga spostata oltre questo periodo, per evitare che si trovi scoperta dal punto di vista immunitario e che quindi lasci scoperta anche la prole contro agenti patogeni a lei sconosciuti. Il picco di lattazione sopraggiunge di solito verso la quarta settimana. La quantità di latte prodotta quotidianamente è funzione, ovviamente del numero dei cuccioli. La stima dell’efficienza della produzione lattea da parte della madre è indiretta perché ci si basa sull’incremento in peso dei gattini che deve aggirarsi tra i 10 ed i 13 g al giorno. Qualora l’incremento ponderale dei cuccioli fosse inferiore ai 7 g al dì considereremo la lattazione insufficiente e dovremo provvedere ad integrarla opportunamente con un latte artificiale di qualità, formulato appositamente per gattini. Dato che durante la lattazione il dispendio idrico è maggiore, maggiori saranno anche le richieste da parte della puerpera  che, pertanto, dovrebbe assumere alimenti esclusivamente umidi e, magari, ulteriormente addizionati in acqua, oltre che avere un fonte d’acqua fresca facilmente accessibile.

 

Fabbisogni nutrizionali minimi della gatta riproduttrice

 

1. Accoppiamento: Proteine 30-45%, Grassi 10-30%, Fosforo 0,6%

 

2. Gestazione e lattazione: Proteine 35-50%, Grassi 18-35%, Fosforo 0,8-1,4%, Calcio       1,1-1,6%, Carboidrati >10%.

 

Ultime raccomandazioni: durante le ultime fasi della gravidanza e la lattazione, occorrerà prestare estrema attenzione all’integrazione vitaminico minerale della dieta, in particolare quella riguardante il calcio che viene utilizzato in grosse quantità sia per l’ossificazione dello scheletro fetale sia per la produzione di latte. Una carenza di calcio può portare ad una  situazione patologica anche grave detta eclampsia puerperale che si manifesta con sintomi fra cui sonnolenza, inappetenza, tremori muscolari, debolezza. Alla comparsa di sintomi di malessere, anche se vaghi, sarebbe sempre bene escludere la possibilità che si tratti di questa patologia facendo effettuare una valutazione della calcemia da parte del vostro veterinario di fiducia. Durante gravidanza e la lattazione le proteine che andranno a comporre la dieta per la madre dovranno essere di ottima qualità.