La sete nel gatto

Sete nel gatto

La sete nel gatto viene soddisfatta in primo luogo dall’acqua presente negli alimenti e, solo secondariamente, dall’ acqua di abbeverata e dalla cosiddetta acqua metabolica

La vita non esisterebbe se non ci fosse l’acqua, la nostra stessa vita inizia proprio in ambiente acquatico all’interno dell’utero materno: l’acqua è il solvente in cui si sciolgono gran parte  delle sostanze che occorrono al laboratorio chimico dell’organismo, affinché funzioni. In essa infatti si dissolvono i principi nutritivi che devono essere assimilati e le sostanze di scarto che devono essere eliminate con le urine e le feci. Tramite essa le sostanze entrano ed escono dalle cellule, fornendo loro ciò di cui necessitano e venendo purificate dalle scorie. Un mammifero è costituito per circa il 70% da acqua. In caso di digiuno prolungato l’organismo animale ricorre al consumo anche per intero delle proprie scorte in grassi e zuccheri e, a mali estremi, a metà delle proteine delle masse muscolari, tuttavia è in grado di sopravvivere. Quando perda invece anche solo il 15% della sua riserva idrica è destinato a morte certa.

La sete nel gatto viene soddisfatta in primo luogo dall’acqua presente negli alimenti e, solo secondariamente, dall’ acqua di abbeverata e dalla cosiddetta acqua metabolica. L’acqua metabolica è il prodotto che si libera nel corso delle reazioni chimiche che utilizzano i principi nutritivi (proteine, grassi,carboidrati) per produrre energia. La via metabolica che porta alla produzione delle maggiori quantità di acqua, è quella della utilizzazione dei grassi. Le  gobbe del cammello costituite da grasso di riserva, altro non sono, di fatto, che immense ed insospettabili “borracce” con le quali “la nave del deserto” può affrontare le lunghe traversate. L’acqua metabolica copre, da sola, il 10% del fabbisogno idrico giornaliero.

In generale la quantità d’acqua d’abbeverata assunta quotidianamente, in tutte le specie, è funzione della quantità d’acqua presente nell’alimento, quindi varia con il tipo di cibo somministrato in prevalenza: se il cibo è secco si avrà una maggiore assunzione di acqua, se umido o addirittura brodoso, la richiesta verrà limitata quasi completamente. E qui casca l’asino, anzi, no, il gatto. Abbiamo visto che il gatto deriva da un felino selvatico (Felis Libyca) proveniente dalle aride regioni Africane. Non potendo approvvigionarsi frequentemente in acqua, il gatto ha evoluto un sistema volto maggiormente alla  preservazione delle scorte più che evolvere sistemi deputati al segnalamento della necessità di assunzione (sete). Questo animale infatti tende ad eliminare il minimo possibile di acqua tramite le urine, concentrandole. Ha inoltre un inefficiente sistema di rilevamento del depauperamento delle scorte idriche. Mentre il cane viene stimolato dalla sete già a seguito di una perdita minima d’acqua (4%), la sete nel gatto viene innescata da una perdita delle quote oltre l’8% che, come vediamo, è quasi alla metà del limite di resistenza dell’organismo.

Gli animali oltre che con le urine, perdono acqua con le feci, con l’evaporazione causata dalla respirazione, (è il vapore che usiamo per scrivere sui vetri i nostri messaggi invernali), e tramite l’evaporazione cui sono sottoposte le mucose. Nelle specie che sudano, come noi, anche il sudore rappresenta una importante perdita d’acqua ma, gatti e cani posseggono scarse ghiandole sudoripare poste sui cuscinetti digitali e plantari, pertanto la sudorazione determina una perdita esigua d’acqua. Tutte queste cose solo per farvi capire quanto sia fragile l’equilibrio idrico del nostro micio e quanto certi organi, in particolare i reni e le basse vie urinarie siano sollecitati perché sottoposti ad un arduo lavoro ( la concentrazione fisiologica delle urine espone frequentemente il gatto al rischio di calcolosi delle vie urinarie).  Per ovviare ai problemi a carico delle vie urinarie, alcune ditte mangimistiche hanno aumentato i tenori in cloruro di sodio, il comune sale da cucina, nelle diete di mantenimento per gatti adulti in salute, in modo stimolare la sete nel gatto ed incrementare l’assunzione giornaliera di acqua. La conseguenza immediata di tutte queste caratteristiche   è che il nostro gatto deve sempre avere libero accesso ad una fonte di acqua fresca e pulita, in quantità illimitate..

 I gatti, hanno spesso, però, pessime abitudini e capricci bizzarri. Non è raro che si abbeverino direttamente dai rubinetti o che usino poco igieniche fonti d’acqua, come quella raccolta nei sottovasi. Se l’apertura a casaccio di un rubinetto non causa danni alla salute del gatto ma si limita ad allagarvi la cucina, come è successo a me due settimane fa, l’abbeverata da fonti improprie può causare problemi sanitari anche gravi. La  valutazione dell’assunzione giornaliera d’acqua è un parametro importante perché variazioni, soprattutto in aumento, nella quantità d’acqua assunta giornalmente, possono essere indice di patologia in atto.   Se il consumo idrico deve essere monitorato, bisogna innanzitutto impedire al gatto l’accesso a fonti alternative. Vomito, diarrea, diabete, insufficienza renale, patologie uterine, sono fra le più comuni cause di aumento del consumo d’acqua. I gatti bevono circa 2 grammi d’acqua per ogni grammo di cibo (espresso in sostanza secca, cioè privato dell’acqua in esso presente). Non sempre è  possibile quantificare   in millilitri  la quantità corretta di acqua d’abbeverata  assunta giornalmente dal  gatto in salute, perché questa è funzione, come già fatto presente, del tipo di cibo somministrato in prevalenza (un alimento secco contiene dal 10 al 13% in acqua mentre gli alimenti umidi ne contengono sino all’87%), delle condizioni ambientali, dello stato fisiologico  e così via: è però importante sottolineare che, a parità di condizioni, un incremento importante del consumo idrico giornaliero, deve sempre allertare il proprietario.

Lo stato di idratazione del vostro micio può essere empiricamente valutato con un semplice espediente. Se la pelle è ben idratata risulta elastica: sollevando pertanto una plica di cute alla base de collo, fra pollice ed indice, ne vedrete il rapido ritorno alla normale posizione; se il  micio, invece, è disidratato la plica impiegherà più tempo a distendersi. In caso di disidratazione l’aspetto generale del gatto sarà scadente e il mantello si presenterà opaco e secco.